Charlie

“come ti chiami?”

“Charlie”

“No, non il cane, come ti chiami tu.”

“Mi chiamo Charlie”Quando conosco qualcuno succede sempre così.

Ti dirò la verità, non è che abbiano poi tutti i torti a pensare che sia un nome da cane, ma in fondo si vede che il mio destino era già segnato dal primo giorno della mia vita.

Quindi si, mi chiamo Charlie e sono un umana, non un umana qualsiasi, diciamo che preferisco fango, bava, zampate e peli a Spritz, discoteche e borse firmate.

Ora non fraintendermi non sono una sporca stracciona, sono una ragazza di 21 anni, esco, mi vesto bene, ma un abbraccio da un cane, seppur sporco e bavoso perché gioioso di aver corso nel fango, non lo disdegno mai.

educatore cinofilo

Nemmeno prima della più grande occasione.

Quando in gelateria la prima cucchiaiata la do al mio cane, o quando prendo in mano il suo gioco sporco di bava, spesso la gente mi chiede “ma come fai?” É molto semplice ci sono nata.

No, non sono stata allattata da una lupa e ho una famiglia normale, ma il mio migliore amico all’età di 2 anni era un Akita americano maschio di 40 Kili e quando hai un insegnante così fin da piccola, non puoi che crescere follemente innamorata dei cani.

I miei genitori lavoravano tanto e papà faceva la notte, così di giorno mamma era in ufficio e papà dormiva e io stavo sola nel nostro giardino di 5 ettari.
Sola poi é la parola sbagliata, io restavo con Aki.

educatore cinofiloSe non hai mai avuto un Akita non potrai mai capire di cosa parlo. Perché guardandoli pensi solo a quanto non ti si filano manco se li chiami con una costoletta di Nonna Maria in mano. Ma se lo hai avuto, ci sei cresciuto e l’hai amato, allora sai perfettamente che ora, come ogni volta che parlo di lui, piango.

Con un’infanzia così e un papà che me lo faceva portare al guinzaglio anche quando pensavo 1/10 di lui, non potevo che crescere innamorata della cinofilia. E alla domanda “cosa farai da grande” dicevo il classico “veterinaria”  perché all’epoca nemmeno pensavo esistesse qualcuno che i cani li educava, però almeno c’entrava con il mio amico a 4 zampe.

Poi si cresce, il mondo ti sbatte in faccia tutto e capisci che se finisci a fare il porta pizza già é tanto.

Decisi di fare il liceo per poter almeno puntare a qualcos’altro, non ne avevo una minima idea. Ma “se studi poi trovi un lavoro decente” allora presa dal mito popolare che lo studio ti regala la vita che sogni, iniziai a studiare le lingue, studiavo e studiavo, ma arrivata in quinta continuavo a non avere idea di chi sarei stata nella vita.

Fu lì, che capii tutto, studiare non serve a niente. Innamorarsi serve, appassionarsi e giocarsi tutto per il proprio sogno. Quello si, serve.

Così finita la quinta superiore, nonostante tutti i miei compagni avessero deciso di andare all’università io decisi di iniziare a lavorare alla Pensione per cani che papà aveva costruito.

Ogni giorno, ogni cane, mi diceva qualcosa di nuovo, mi dava spunti e mi comunicava le cose in modo diverso e io capivo sempre di più che la strada giusta era proorio quella.

educatore cinofiloFino a Natale 2016.
Papà mi aveva regalato una busta.
C’era scritto “buono per corso Educatori pagato da Papà”.

É iniziata così la mia vita lavorativa.
Ed oggi lavoro come educatore cinofilo, ho aperto il mio centro Cinofilo affianco alla Pensione per cani di Papá.
Studio, leggo, frequento corsi e stage per imparare sempre senza mai smettere. Mi innamoro ogni giorno Delle loro sfumature, dei loro occhi, dei loro modi.

E ringrazio Aki ogni giorno, Rudi, Sakura, Victor ognuno dei miei cani, anzi ogni cane, anche quello che passa per strada, che mi annusa, che mi ringhia.

Ogni cane, ogni giorno.